Cominciamo da un filosofo che visse nel sesto secolo avanti Cristo, quel tipo che portava l’appellativo di Pitagora. Lui, cogitando, elaborò questo assioma: “C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo; c’è un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna.”
Per quanto riguarda la Bibbia non si fa certo fatica a trovare versetti poco favorevoli alle signore e quindi ci limitiamo a uno dei primi che figura nella Genesi. “[Dio] E alla donna disse: Io moltiplicherò i tuoi affanni e le tue gravidanze: con dolore partorirai i tuoi figlioli, sarai sotto la potestà del marito, ed egli ti dominerà.” Aggiungiamo pure un versetto del Deuteronomio, non per esagerare, ma per confermare la stima che i legislatori avevano per il gentil sesso. “Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che essa non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa.” Mi son lasciato prendere la mano (senza conseguenze per me!) e restando sul medesimo Deuteronomio concludo i riferimenti al grande libro con questo. ”Se alcuni verranno a contesa fra di loro e la moglie dell’uno si avvicinerà per liberare il marito dalle mani di chi lo percuote e stenderà la mano per afferrare costui nelle parti vergognose, tu le taglierai la mano e l’occhio tuo non deve avere compassione.”
In seguito gettiamo un’occhiata a quel che dicono alcuni personaggi notevoli che hanno bazzicato attorno alla Chiesa. Ecco San Paolo nella prima lettera ai Corinzi. “Il Cristo è il capo di tutti gli uomini e l’uomo è il capo della donna. L’uomo non è stato tratto dalla donna, ma la donna dall’uomo.”
Pure Sant’Agostino non rinuncia a pronunciarsi sulla questione. “Uomo, tu sei il padrone, la femmina è la tua schiava, questo è il volere di Dio.” Poi nelle Confessioni coraggiosamente evidenzia. “ Come nell’animo umano c’è una parte che comanda dopo la riflessione e un’altra parte che si sottomette e obbedisce, così la femmina è stata fisicamente creata per l’uomo. Senza dubbio questa ha uno spirito e un’intelligenza ragionevoli al pari di quelli del maschio, ma in ogni caso il suo sesso la mette alle dipendenze dell’altro.”
Risalendo a velocità sostenuta la storia ecco i pensatori impegnati a dibattere sulle donne che vogliono partecipare attivamente alla vita politica. Honoré de Balzac si preoccupa e nel 1831 prende la parola: “Emancipare le donne significa corromperle.” Un anno dopo lo segue a ruota Charles Nodier, gran conoscitore di insetti. “Una donna che votasse delle leggi, discutesse di bilanci, amministrasse il denaro pubblico, non potrebbe essere altra cosa che un uomo.” Un dizionario medico del 1890 propugna la teoria dello stare a casa a fare la calzetta. “Essere sposa e madre di famiglia, questo è il ruolo della donna. Questo ruolo è abbastanza nobile e bello e deve riempire tutta un’esistenza. La donna non deve invidiare l’uomo perché è elettore. Scendendo nell’arena politica rischia di perdere la sua grazia e il suo fascino e trasformarsi in un essere senza sesso e perciò inutile.”
E per concludere in bellezza questa musica, come in una sinfonia torniamo a suonare il tema iniziale, affidandolo a Euripide, drammaturgo greco del quinto secolo avanti Cristo, uno che di tragedie se ne intendeva parecchio e che ci ha lasciato questa verità indiscutibile: “La donna è sempre un male, se sciocca o, peggio, se intelligente.”

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