L’uscita del calendario più atteso dell’anno, quello delle contadine svizzere, porta con sé un’interessante novità: a differenza del passato, infatti, questa volta alcuni cetrioli saranno visibili. Nel frattempo è già stato distribuito il calendario delle contadine bavaresi: il responsabile della Gioventù contadina bavarese, Andreas Ganal, ha spiegato che “la vita in fattoria richiede forza, ma può anche essere moderna e sexy”, pensando che fosse necessaria questa giustificazione per farci vedere delle strappone senza vestiti. Il bravo Ganal ignora che noi non abbiamo bisogno di trovare delle finte motivazioni pseudo intellettuali per guardare delle sgallettate con le poppe al vento: non siamo mica Lars Von Trier.
Tornando al calendario delle contadine svizzere, quest’anno dovrebbe chiamarsi “Ma tu guarda che belle pere quest’anno”, un titolo scelto per la sua ricercatezza e la sua eleganza, preferito all’altrettanto sofisticato “Patate in mezzo ad altre patate”.
“Si tratta di una eccezionale e poetica rappresentazione della vita bucolica, e di certo non sto usando la parola ‘bucolica’ casualmente – ha sottolineato il fotografo che ha realizzato gli scatti, reduce da una visita oftalmologica -. Le immagini sono così bollenti che rischierete di ustionarvi, ma non è questo il solo motivo per cui dovreste tenere a portata di mano delle salviette umidificate. Quest’anno abbiamo voluto affrontare con attenzione e meticolosità il tema pastorale, soprattutto per permettere a quegli spiritosi del Diavolo di fare doppi sensi sulle pecorine”.
Ecco, dunque, qualche appiccicosa anticipazione di quel che potrete vedere: nello scatto di gennaio, è visibile la messa in scena della difficoltà e delle fatiche che la vita agreste comporta, con le ragazze inginocchiate mentre sono impegnate nella raccolta dei piselli. E non fate battute squallide: si stanno impegnando veramente.
Il desiderio di un riscatto sociale, la voglia di emanciparsi e l’intenzione di dire addio alle catene imposte dalle convenzioni quotidiane sono ben esemplificate, invece, dallo scatto di febbraio, in cui le contadine sono senza reggiseno e mutandine per esprimere la propria ribellione a un sistema economico che le impoverisce al punto da impedire loro di avere i soldi per comprare della biancheria intima. O forse è solo tutta una scusa per mostrare un paio di tette?
Non si possono trascurare, nel resto del calendario, i rimandi all’ironia di Teocrito, la rievocazione della Sicilia degli Idilli e i richiami ai pastori virgiliani. E tutto questo solo in un paio di cosce aperte, che ci lasciano intravvedere quel locus amoenus che la letteratura ha tanto idealizzato, e che – a dir la verità – ci immaginavamo un po’ meno peloso.
L’insicurezza del reddito della mezzadria, la discussa previdenza sociale per gli agricoltori, l’ansia di aggiornare le tecnologie produttive, la necessità di proteggere le piante dalle malattie dagli assalti degli insetti: vedendo le tette delle ragazze del calendario potrete dimenticarvi di tutti questi problemi.
Non lasciatevi scappare l’opportunità di sbirciare delle giovani fanciulle intente a spargere i semi o nascoste in un capanno degli attrezzi, tra una sega e una pompa. E poi correte a comprare il calendario!

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