I giornalisti sono i cani da guardia del potere. L’ho sentito ancora l’altro giorno in un video di una campagna abbonamenti. La cosa mi ha fatto sorridere. Sentire questa cosa nella stessa settimana in cui uno delle Iene è venuto in Ticino a far fare la figura dei pezzenti a tutti i giornalisti nostrani.

Eh si, Gaetano Pecoraro, inviato Mediaset, pur sapendo poco e un cazzo della Svizzera, è riuscito ad avere un documento su cui trovare le assunzioni frontaliere di Attilio Bignasca, mica male. È riuscito a paraculare Lorenzo Quadri ed ha anche avuto la botta di culo non da poco di incontrare un frontaliere proprio mentre intervistava il patron della Bilsa. E, tempo trenta secondi, il giornalismo cantonticinese, invece di vergognarsi, si è attizzato. C’è chi ha cercato lo stesso documento, per esibire la propria altrettanta mascolinità, e chi si è scagliato contro le Iene, tacciandoli di essere il più pessimo esempio di infotainement urlato.
Eccerto, i cani da guardia del potere. Il problema di questa espressione, però, è la sua ambiguità. È sempre stata poco chiara. Così nelle redazioni girano giornalisti confusi. Non sono sicuri se il loro compito sia quello di fare la guardia al potere o fare la guardia contro il potere. Ma, diciamolo, non è mica colpa loro, figuriamoci. Se un’espressione non è chiara, non è chiara.

Ma eccolo qui il deficit ticinese. Ci piacerebbe fare i grandi, gonfiamo il petto quando si tratta di scrivere editoriali, ma siamo contriti nel nostro estremo perbenismo quando si tratta di fare una delle professioni più importanti che esistano. Le Iene fanno a cazzo il loro mestiere? Probabile: ma il video, montaggio o non montaggio, è prova provata di ciò che sapevano tutti e nessuno osava dire con il tono giusto, con il volume giusto, nei luoghi giusti. Nessuno osava dirlo per comodità. Come per comodità in questo cantone non si dice quasi niente.

Perché mai? Facciamolo un breve ritratto del giornalismo allora. Abbiamo tre quotidiani, un gratuito, ognuno con il suo sito. Due televisioni, cinque radio. Pentamila siti web. Siamo il fazzoletto di terra più mediatizzato del mondo. Non c’è scorreggia che giornalista non sappia, ma quelle che i giornalisti non scrivono non si contano. Colpa del fatto di essere in 350mila. Tutti hanno un amico, un parente, un barboncino che lavora per, collabora con, sponsorizza, amoreggia con questo o quell’altro. Et voilà. Il livello dell’inchiesta giornalistica si traduce in zero. Se scavi non sai mai il cadavere di chi troverai. E, visto che gli editori son quelli e quelli soltanto, se trovi il cadavere sbagliato lo devi rinterrare più svelto che in fretta, o il cadavere sarà il tuo. E se non lo fai? Se non lo fai è probabile che presto o tardi non lavorerai più lì. Che dovrai mandare curriculum all’altra metà della luna editoriale, con la speranza di non aver fatto incazzare anche loro.

Però nessuno si vergogna pensando a come tutti abbiano anche un parente o un amico lettore. Il giornalista di Tio che fa il titolo ingannevole (il clickbait per intenderci) non si vergogna che i suoi parenti vengano ingannati da quello che fa. Il giornalista di ticinonews che tollera i peggio commenti razzisti non si vergogna che un suo amico venga insultato da quello che tollera. Il giornalista del Cdt che si scaglia contro la tassa di collegamento perché anche lui dovrà pagarla non si vergogna di offrire dell’indipendentissima informazione parziale a parenti, amici e pure all’amante. Il giornalista di liberatv che riempie il sito di articoli travestiti che parlano dei suoi sponsor macellai e piastrellisti non teme che parenti e amici vengano ingannati (e questo dopo essersi anche letti un titolo che è già un articolo a sé). La lista delle cose di cui non si vergognano i giornalisti ticinesi è pressoché infinita e ci sono dentro tutti. E, la cosa più fantastica, è che lo sanno pure.

Poi, però, si vergognano di fare inchieste, di tirare fuori la merda da sotto ai tappeti (e ho tanto la sensazione che anche le Iene abbiano tirato fuori il men da la cavagna). Perché, in fondo in fondo, diciamocelo, non lo fareste anche voi? Pensateci: il cane da guardia sta sempre fuori, al freddo e a gelo, catena al collo, mangia quando capita, quando qualcuno gli lancia una bistecca è sempre avvelenata, gli tagliano la coda e le orecchie. Il cane da compagnia, invece, è il più coccolato dei pezzenti. È un peluche dalla vita comoda, dai croccantini sempre freschi. Non ti tirano una bistecca, ma la carne già sminuzzata. Se riporti la palla ricevi i biscotti. Se ti metti a pancia in su te la grattano. Pensateci: voi sareste cane da guardia o da compagnia?

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