Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare; ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.
(Igor’ Sikorskij)

La nostra aviazione sembra più una pianta di cachi in inverno che un corpo militare. Con tutto rispetto per chi ci ha lasciato le penne, abbiamo perso quasi un miliardo di franchi in velivoli in un paio d’anni e decimato le nostre forze aeree, che constano di 30 FA 18 (ora 28) 26 tiger F5 (ora 25) e 15 superpuma AS 332 (ora 14) da trasporto.

Se calcoliamo solo le forze d’attacco e non l’elicottero, l’aviazione svizzera ha perso il 6% della sua forza offensiva. E non siamo neanche in guerra.
Poi abbiamo un sacco di carabattole divertenti ma poco performanti. Dei chessna, qualche piper, dei pilatus, robettina che anche un esercito del Congo guarderebbe con sufficienza.

Recentemente, come ogni 25/30 anni torna il tormentone dei nuovi aerei, che costano al contribuente svizzero una paccata di miliardi. Ma abbiamo davvero bisogno di ‘sti aerei? Calcolando poi che di notte nemmeno volano e lo spazio areo ce lo controllano gli europei?

E poi ancora. Siamo assicurati? No, perché perdere un FA 18 da 250 milioni di cucuzze non è mica come bocciare la matiz.
Insomma, non sarebbe ora, in un periodo di vacche magre, ripensare tutto il sistema di sicurezza aerea? Perché diciamocelo chiaro, quegli aerei ti servono poi soltanto per fare i fighi al WEF. E allora non sarebbe meglio comprarsi una ventina di droni, addestrare 20 ragazzini smanettoni ai videogiochi e gestirci così tutta la storia’?
Niente più disoccupazione, energie alternative, industrie ad alto valore aggiunto…perché raga, non si parla di milioni, ma di miliardi. Che investiti in maniera intelligente, altro che 3 posti di meccanico all’aeroporto di Payerne!

 

 

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