Internet ha decisamente aperto gabbie di ogni inibizione, questo lo sappiamo e ne abbiamo già parlato: il web ha dato modo a pervertiti e perversi di ogni tipo di dar sfogo alle proprie bizzarre fantasie, e in alcuni casi realizzarle, anche se per molti il canale principale di soddisfazione resta quello telematico. Il fin troppo celebre “50 Sfumature di Grigio” ha aperto a molti il mondo del sadomaso e dei rapporti schiavo/padrone, quelle relazioni che spesso non si limitano solo all’aspetto sessuale ma investono l’intera vita personale: il vero slave, a differenza del “semplice” masochista, non è solo quello che ama essere umiliato a letto, ma ama la dominazione anche psicologica, facendo tutto il possibile per rendere il padrone o la padrona fiero di lui/lei. Fra i vari tipi di slave ne esistono alcuni che sinceramente sforano un po’ l’ambito sessuale e vanno un po’ a finire su quello psichiatrico, e a cui corrispondono in genere una serie di simpatiche donnine alle quali l’appellativo stronza maledetta andrebbe decisamente stretto: parliamo dei money slave e dei casi più estremi, ovvero il blackmailing.

Il money slave è colui che si eccita, udite udite, nell’essere sfruttati da una donna a livello economico, fungendo sostanzialmente da borsellino ambuqueste persone provano un reale piacere nell’essere schiavizzati economicamente, acquistando scarpe, accessori, vestiti e tutto ciò che la padrona richiede, spesso senza ottenere in cambio alcun favore sessuale. Il massimo dell’orgasmo per un money slave, pare sia accompagnare la padrona a fare shopping e vederla indossare tutto quello che è stato acquistato con i propri soldi; al massimo ogni tanto ci scappa qualche tetta in cam, ma a quanto si dice in giro pare accada raramente. Da parte sua, la padrona gode non tanto dei singoli oggetti acquistati (anche se, diciamolo, un bel paio di scarpe nuove o una borsa di Disegual non dispiacciono a nessuno), quanto dell’assoluta sottomissione dello schiavo, che non solo non rifiuta alcun acquisto ma si offre egli stesso di compiere offerte per la padrona.

Oltre i money slave, che tutto sommato, forse, possono fare un po’ di tenerezza, esiste un’altra forma di dominazione che, come dicevo, davvero è più da reparto psichiatrico che da film porno, oltre che sostanzialmente ai limiti del penale: si tratta del blackmailing, ovvero della dominazione tramite ricatto, molto diffusa in America e in lenta diffusione anche alle nostre latitudini. Se il money slave è fiero di render felice la sua padrona in modo tutto sommato volontario, lo schiavo del blackmailing mette realmente la sua vita nelle mani della padrona consegnandole tutti i dettagli della propria vita privata e lavorativa, dal numero di telefono di casa al luogo di lavoro, nomi della moglie, e via dicendo, allo scopo perverso di essere dominato sotto ricatto: la schiava, spesso una donna giovanissima, viziata e capricciosa, impone allo schiavo di soddisfare ogni sua richiesta, spesso economica, minacciando di rovinare la vita non solo sua ma anche delle persone a lui care se si rifiuta o se pretende di abbandonare il “gioco”, se così possiamo chiamarlo (io la chiamo estorsione, ma vabbè..) Lo schiavo è totalmente nelle mani della padrona, che ne decide il destino godendo del senso di potere che ottiene nel tenere in mano la vita di una persona, nel far leva sulla doppia paura di compromettere sia il proprio rapporto di dominazione, sia l’affetto delle persone care a cui verrebbe rivelato il turpe segreto. Pare che in certi casi lo slave possa uscirne pagando una “multa” preventivamente concordata con la padrona, la quale si impegna a distruggere ogni informazione in suo possesso; d’altra parte, diverse testimonianze riportano come in realtà per lo schiavo sia quasi impossibile fare a meno di essere dominato. Inutile dire che a confronto di questo tipo di esperienze, “50 sfumature di Grigio” sia trasgressivo quanto Bambi

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