Lo ammetto: a me piace navigare nelle fogne del Web, pagaiare nei canali di scolo della Rete in cui scorre quella sorta di fanghiglia umana che invade i social network e qualunque spazio, in generale, in cui sia data libertà di commentare e pubblicare i propri contenuti. It’ s Web 3.0, baby.

Ultimamente sta venendo su un discreto casino circa l’esistenza di diversi gruppi Facebook in cui soggetti acefali pubblicano foto di ignare ragazze, a volte anche fidanzate o amiche se non addirittura sorelle, invitando gli altrettanto subdotati utenti a commentare dicendo esplicitamente cosa vorrebbero fare alle malcapitate: insomma, una specie di stupro virtuale, perché alla fine le fantasie non sono certamente quelle di portarle fuori a cena aprendo la portiera e regalando un mazzo di rose, in quanto prevale soprattutto l’idea di inondare le sventurate con ampi fiotti di propria produzione, roba che, alla maniera della canzone dei Bravi dei Promessi Sposi, non voglio trascrivere. In verità, al di là del fatto che Facebook abbia aperto decisamente le gabbie, come già detto altrove, e anzi ci permette di conoscere finalmente nomi e cognomi di questi prodi alfieri del maschio dominante latino, questa roba esisteva già da prima, nel sottobosco della Rete, ovvero soprattutto i vari canali di chat IRC e alcuni forum neanche troppo segreti: spopolavano in particolare i cosiddetti cuckold, ovvero mariti che godono nel veder qualcun altro prestare sordide attenzioni alle proprie consorti, sostanzialmente dei cornuti e contenti virtuali o meno. Non mancavano, e non mancano tuttora, i fanatici più spinti, quelli che fantasticavano su improbabili situazioni incestuose mostrando le foto delle proprie presunte madri o sorelle (e dico presunte perché il più delle volte si trattava di foto prese a caso giusto per assecondare le proprie turpi fantasie) e suscitando commenti suini; magari, raramente, capitava di beccare qualcuno del tuo paesino o dei dintorni a fare lo zozzo, diventando anche tu custode di uno dei tanti piccoli segreti di provincia che rendono un po’ più divertente la noiosa vita di paese.

Ora, al di là dei vari moralismi e delle crociate tipo quella di Selvaggia Lucarelli (che a me personalmente continua a sembrare una snob mai vista ma che stavolta appoggio), quello che mi sorprende è che, paradossalmente, se una volta ci si nascondeva dietro un nickname, quasi con una sorta di pudore, e questa roba veniva fuori scavando un po’, adesso è tutto alla luce del sole anche quando con Facebook possiamo conoscere nomi, cognomi e vita morte e miracoli di ognuno di questi prodi commentatori, sapere che mentre chiamano “cagna”una ragazza immortalata a sua insaputa mentre prova un paio di scarpe stanno caricando le foto della vacanza romantica con la fidanzata, apprezzare come fra un “ti stuprerei in un vicolo” e un“ti verrei in faccia” postano la propria foto con la scritta “No alla violenza sulle donne”,e via dicendo. Due le cose: o non ci si vergogna più di nulla, oppure non ci si rende conto del fatto che qualunque fesseria tu scrivi su Facebook, anche nel più segreto dei gruppi, non è assolutamente segreta, e hai voglia a berciare per il rispetto della privacy quando hai scritto in un luogo che, seppur virtuale, è  a tutti gli effetti pubblico, hai voglia a millantare cugini e parenti nella polizia postale, quando se la suddetta Polizia delle Telecomunicazioni desse realmente un’occhiata a quello che pubblichi perderesti probabilmente lavoro, fidanzata, il gatto il topo e l’elefante. Poi, quando qualcuno reagisce, tipo la Lucarelli che si è presa il bel passatempo di telefonare direttamente a tutti quelli che la insultano sul web, oltre che denunciarli, o come il nostro Bertoli che ha denunciato ¾ dei commentatori del Mattinonline, allora arriva il figlio scemo di Voltaire di turno a gridare alla violazione della libertà di espressione: cara prole malriuscita dell’Illuminismo, se sei così idiota da dire certe cose ignorando che 1) Ci stai mettendo la tua faccia e la tua vita privata dietro e in 1 minuto ognuno può sapere tutto di te 2) dire certe cose è un reato e dirle su Facebook a volte è un’aggravante ti meriteresti il ban totale a vita da tutti i canali di comunicazione, roba che appena il sistema vede il tuo nome scatta l’antivirus e arriva la Lucarelli col frustino a punirti.

E allora, signori: quanto sarebbe bello tornare a quei tempi in cui ti chiedevi chi fosse quel “Maialino78” che mandava a tutti le foto della sua presunta fidanzata, quando per lo meno ti veniva il dubbio che magari avessi a che fare non con un vero degenerato, ma semplicemente con un simpatico segaiolo, e non ti ponevi domande su chi fosse, né ti sorgeva l’inquietante constatazione che dietro certe perversioni ci fossero persone in carne e ossa, magari il tuo vicino di casa o il tuo salumiere; quant’era bello pensare che, in fondo, erano pazzerelli isolati e innocui…

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