L’ultima grande battaglia femminista ha avuto inizio

Free the nipple è l’ultima battaglia femminista. Che fa anche venire un po’ di tristezza. Non che non sia utile eh? Ma ti fa un po’ rimpiangere le Giovanne d’Arco che spianavano uomini a colpi di spadone e le Rose Luxembourg che ci lasciò le penne durante la rivoluzione tedesca. Per non parlare delle suffragette che venivano prese a manganellate dalla polizia per il diritto di voto. Oggi ci si batte per il diritto al capezzolo. Cioè, non che non si possa averli. Ognuno ha i suoi, grossi e piccoli, rosei o marroncini, appuntiti o mosci. I capezzoli sono ancora un diritto dell’umanità e medaglie di carne da sfoggiare in torride giornate estive. No, qua la questione è un po’ diversa. In fondo ci si batte per una parità di genere. Tutti hanno i capezzoli, ma solo metà dell’umanità ha le tette. Un po’ di più se pensiamo a quelli come Gobbi o Lombardi.

E perché io non posso mostrare le tette e un uomo sì? No dai, datemi una spiegazione logica? Con le tette ci posso allattare, logico, ma posso anche andarci al parco a prendere il sole. Ci posso lavorare. Un uomo che suda può togliersi la maglietta e io no? (scusate, mi sono immedesimato troppo e mi sono spuntate le tette). Su facebook, una tetta è sufficiente per far sparire l’immagine, che violerebbe il pudore. Un gnoccone seminudo con coperto solo il batacchio no. Ecco allora che una questione peregrina e che sembra sciocca, assurge a problema filosofico. Perché una donna non può gestire i propri pettorali come un uomo? Perché non può essere così serena da scoprirsi senza pensare che qualcuno vede le sue tette come un insulto alla società? Perché il topless è relegato alle spiagge e neanche a tutte? Datemi un motivo che sia logico e non frutto di oscurantismo religioso o prudité borghese. La tetta è di tutti e deve essere libera. Perciò il Diavolo e tutti i suoi redattori e le sue redattrici gridano come una suola donna: free capezzolo!!

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