Stavo curiosando un po’ online e, tanto per trovare ispirazione pseudo tecno-storica, stavo leggiucchiando qualche nuovo materiale riguardante la storia dei primissimi videogames. Fra una storiella riguardante “Tennis for two” di Willy Higinbotham e “Spacewars” di Steve Russell mi ritrovo fra i piedi qualche perla relativa ai più antichi flipper, e più generalmente ai “giochi meccanici” del post seconda guerra mondiale. Scopro così con piacere un particolare tipo di “flipper” tutto giapponese chiamato “Pachinko”, ricollegando fra le altre cose il nome di un canide e la passione di alcuni amici per il lontano paese orientale.

 Il Pachinko

È un gioco pazzesco, lobotomico e decisamente “giappo”. Consiste in una sorta di tavola cosparsa di chiodini fra cui vengono lanciate e conseguentemente fatte cadere delle palline di acciaio. Queste palline, in modo dettato dalle sole leggi della fisica, cadono. Ovviamente scendendo seguono percorsi fra i chiodini di per sé relativi unicamente alla teoria del caos. A seconda di dove andranno quindi a infilarsi, il giocatore le perderà o ne vincerà altre per continuare a giocare. Ricordate qualcosa di simile in forma rudimentale alle nostre latitudini? Io si.

Coloroso, Rumoroso, Ko

Come detto la cosa è però proprio “giappo”, pertanto l’apparecchio è super colorato, emette suoni e voci mangastyle, comprende uno schermo al centro – nella sua versione moderna, si intende – e viene reso disponibile al pubblico in grandi “parlour” sotto forma di fila e fila di centinaia di macchine. Una di fianco all’altra, e tutti son lì a buttar giù palline d’acciaio in questa macchinetta, spalla a spalla.

 No ability, in fact.

Non c’è abilità, solo fortuna, in questo gioco. La persona butta le “palline” acquistate in una sorta di vasca, fa ruotare una specie di congegno a “farfalla” che regola la gittata della pallina che, più o meno velocemente, si proietterà dall’alto del meccanismo verso il basso attraverso il percorso. A parte un minimerrimo fattore relativo al punto di “primo contatto” con la parte alta dei percorsi a chiodini il resto è decisamente, totalmente, assolutamente, privo di qualsivoglia controllo.

Yakuza

Ora, va capito che in giappone qualsiasi forma di gioco di azzardo è rigorosamente vietata e quindi illegale. Un buon giapponese mica si può rovinare l’onore., Ma il pachinko no, quello si può, perchè è solo un gioco. Ovvero, funziona così: 1.Nel parlour puoi comprare – soldi alla mano, 4 Yen a boccia – le tue belle palline 2.Le infili nella macchina e ne vinci o perdi a seconda di come ti vanno le cose 3.Quando nei hai le tasche ben piene – di palline, se hai vinto qualcosa, s’intende – le scambi con dei premi tipo peluches, bibite, e consimili Appunto, è solo un gioco, come dicevamo. Se non fosse che subito fuori dal parlour puoi rivolgerti a un “TUC Shop” e scambiare il tuo bel peluchino simpaticoso con denaro contante. Facile, no? Del caso ricordatevi: chiedete lo “special prize” per le vostre palline, son più facili da scambiare nei TUC Shop che una lattina di coca bevuta per metà.

Money, money, money…

Si stima che esistano più di 12500 sale da pachinko in Giappone, che generano un giro di profitti circa quattro volte superiore a tutto il resto del gioco d’azzardo legale al mondo. Stiamo parlando di 30’000 miliardi di Yen all’anno. Io sto pensando di aprire una sala da pachinko qui da noi, può interessare?

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