Di tanto in tanto, anche persone che ben poco assoceresti all’uso del dialetto, si fanno la propria pubblicità perorando improbabili ritorni alla parlata aborigena. Come tutti sanno per imparare una nuova lingua si deve cominciare dalle parole che meglio la caratterizzano e cioè dagli epiteti, dalle bestemmie e dagli insulti. Per fare un’opera di alfabetizzazione in questo senso voglio cominciare elencando (e cercando pure di dare un minimo di spiegazione) qualche termine da conoscere. Fuor di dubbio, il mio elenco non è per niente esaustivo, non ha né ordine di potenza denigratoria, né ordine alfabetico.

Ratèlatt: È il tipico attaccabrighe che con parole sempre piuttosto offensive non riesce a discutere con nessuno.

Martin Picio: Detto di persona che si interessa con eccessiva curiosità degli affari altrui. Un’espressione dice che è morto per i fastidi degli altri.

Tambèrla: È lo sciocco che puoi fregare in ogni evenienza in quanto è dotato di un’innata ingenuità che non perderà mai e lo farà cadere in trappola ogni volta

Pissagücc: Bellissima immagine per definire lo spilorcio, quello che dà con estrema parsimonia o non dà per niente.

Malpaga: È il tipo che fatica parecchio a sborsare i soldi che deve a chi ha lavorato per lui: un moroso … ma non nel senso di fidanzato.

Lifrocch: È un lazzarone, ma che sa unire a questa tendenza all’ozio anche una buona dose di spregiudicatezza. Usando un’altra espressione dialettale è uno che “sa scalda miga la pissa”.

Crapon: Si definisce così una persona testarda, capace di mantenere la propria idea anche davanti all’evidenza opposta. Sempre a proposito di “crape” non bisogna dimenticare “la crapa da boiler”, “la crapa da ravanell” e la “crapa da lúsc”.

Rantigh: Sta per brontolone. Richiama il respiro difficoltoso e per questo l’epiteto è quasi sempre rivolto ad una persona anziana che trova qualcosa da ridire in qualsiasi situazione.

Menafrécc: Ecco l’appellativo per la persona inconcludente forse anche perché affetta da una certa dose di menefreghismo. Sparaball: È colui al quale non si può mai credere in quanto gran raccontatore di frottole. Linöcc: Sta per lazzarone, buono a nulla.

Barlafüs: All’inizio stava a significare un oggetto di scarsissimo valore. Poi il nome è andato a definire anche una persona mantenendo però il riferimento alla nullità.

Cióla: È il sempliciotto, tonto e minchione. Lui ci perde sempre perché si fa “ciolare” che in questo caso non ha allusioni sessuali, ma che diventa sinonimo di imbrogliare.

Tremacüü: Si definisce così il tipo che appare sempre timoroso, pieno di dubbi e di scarsissimo coraggio. Andeghée: Il tempo corre e cambia, ma costui resta sempre indietro. È l’uomo retrogrado e antiquato, quello che ancora oggi “u tira sü i bragh cun la rüzela”.

Ganivèll: Sta per persona piuttosto rapida nell’approfittare delle occasioni che il caso le mette davanti. Non ha nessuno scrupolo e bisogna fidarsi poco di lui.

Schéna frégia: Così è definito colui che non ha per niente voglia di lavorare. Restando legati alla zona citata “végh la canéta da védru na la schéna”.

Pampalüga: Un tontolone che viene tirato in mezzo da coloro che poi, a misfatto avvenuto, gli scaricheranno la colpa

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