“O santa matematica, possiate, con il vostro perpetuo commercio, consolare il resto dei miei giorni dalla malvagità dell’uomo e dell’ingiustizia del Gran Tutto.”

Parto con questa citazione che appare in chiusura alla decima parte del secondo canto de’ I canti di Maldoror di Isidore Ducasse, conte di Lautréamont, ma non so dove andrò a finire con questo discorso su una delle materie più invise che il repertorio scolastico ci propone. Se la matematica può consolare dalla malvagità dell’uomo lo si potrebbe chiedere agli allievi delle scuole medie o del liceo. In queste due istituzioni formative c’è un concetto aritmetico che è conosciuto alla perfezione: quello della media. Non c’è studente di questi ambiti che non sia capace a calcolare la media… delle note che il professore mette in fondo alla prova scritta o sulla propria tabella dopo un’interrogazione orale. Questo concetto utilitaristico corrobora con forza i nuovi scopi verso i quali il nostro impianto  scolastico non solo sta volgendo lo sguardo, ma già si è inoltrato per un po’ nell’impervio sentiero, quello delle competenze. Chi è il malvagio di turno? Indubbiamente il docente che non si accontenta che il discente sia capace soltanto di calcolare la media. Dell’ingiustizia del Gran Tutto non discutiamo perché ciò che Dio, nella sua decantata imperscrutabilità, scaraventa addosso alla donna, all’uomo e pure ai bambini, metterebbe in apprensione qualsiasi persona a meno che non sia un cieco credente. Un’altra escursione matematica interessante (e interessata) la possiamo notare nei periodi elettorali. Non parlo del conteggio delle schede che, pur nella sua evidente semplicità, dà adito a qualche svarione, parlo dei calcoli sempre più sofisticati per determinare le attribuzioni dei seggi. Qui, a suon di divisioni e di sottrazioni, ognuno cerca di fare in modo di non perderci elaborando una formula adeguata. Che sia un bene, che sia un male, lo vediamo tutti i giorni. Co loro che hanno la maggioranza (anche solo relativa) si attribuiscono i successi e scaricano sulle spalle degli altri tutte le cose che non sono riusciti a volgere a loro favore. L’avvento poi delle macchine ha ridimensionato di parecchio le capacità inerenti il calcolo mentale del cittadino. A scuola elementare si continua imperterriti a memorizzare tabelline, a sommare sottrarre moltiplicare dividere senza il supporto cartaceo e, appena entrati nell’aula di una scuola media, i ragazzi ricevono la calcolatrice. In capo a qualche settimana… 20 + 22 si risolve digitando.

Chi era Pitagora? Indubbiamente si sta accennando al personaggio di Walt Disney. Chi era Euclide? Quasi certamente l’inventore di quegli enormi camion destinati al trasporto di ingenti quantità di terra oppure un ricercatore anatomista delle specificità degli organi riproduttivi della donna. Io resto tuttavia un cultore della matematica e sono convinto che è proprio essa che regge l’intero universo. Ammiro le geometrie perfette delle spirali simboleggiate dal guscio della chiocciola; resto meravigliato dalle celle esagonali costruite dalle api, perfetto connubio tra massimo spazio a disposizione e minima quantità di materiale per averlo a disposizione; e non posso che rimanere allibito davanti ai fiocchi di neve nelle loro infinite variazioni a sei punte. Forse è proprio per questo che da noi ne cadono sempre di meno e cioè per la scarsa considerazione che abbiamo davanti a questo miracolo della natura. Ricordatevi però che nel nostro dialetto il termine matematigh veniva appioppato sovente a coloro che erano un po’ fuori di testa.

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