È morto Spillo. Il tossico luganese per eccellenza: ha caratterizzato così tanto il milieu della gentaccia che meriterebbe di essere sepolto al parco Ciani.

Era una di quelle cinque o sei persone che in Ticino tutti, ma proprio tutti, hanno visto almeno una volta. Anche perché, alto qualcosina più di due metri, spiccava tra la folla. Era così alto Spillo che temo l’abbiano segato in due per metterlo via. Ma era particolare anche per come si vestiva, per quell’inquietante modo di camminare da fenicottero e per essere letteralmente un highlander del buco. Cioè, seriamente cazzo, è sopravvissuto alle stragi di tossici degli anni Settanta, Ottanta e, se c’è stata, pure a quella dei Novanta. Rendetevi conto che è sopravvissuto anche alla moria di vip del 2016. Roba che, arrivato nel girone degli eroinomani, si sono girati tutti e gli hanno detto: “Spillo, minchia dov’eri finito? Credevo fossi morto”. Come ogni star che ci lascia le penne, i social sono impazziti quando l’hanno interrato. Ognuno ha raccontato il suo aneddoto, ognuno l’ha salutato a modo suo. Cioè no: io ho letto aneddoti tutti uguali e saluti tutti uguali. Tipo: “Ciao Spillo, anzi no… ciao Mauro”. Quasi come se chiamarlo col suo nome dopo decenni che lo si è chiamato col soprannome che odiava sia l’estremo gesto di rispetto.

Anche io ho un aneddoto su Spillo. Un giorno camminavo su via Besso e l’ho visto spuntare in lontananza. Per fortuna era alto Spillo, non era uno di quei tossici che ti spuntava fuori all’ultimo secondo senza darti il tempo di cambiare strada. Dicevo, l’ho visto da lontano, ho pensato un attimo se attraversare la strada, ma sono progressista e aperto, così ho continuato. Eravamo sempre più vicini, e se mi attacca qualcosa? Cioè, non lo so se è malato, mica tutti i tossici sono malati, ma se mi sputa? Così, non ho cambiato marciapiede ma ho camminato sul bordo. Fiuuu, è passato, mi giro e lo guardo, che sguardo faccio? Compassione, semidisprezzo o amorevole buonismo? Non vi è piaciuta la mia storia? Neanche a me forse, ma almeno è vera. Dai seriamente, Spillo ha vissuto ai margini. Vivere ai margini della società vuol dire che gli altri ti rifiutano, ti temono, si spostano sul bordo del marciapiede. Quando ti regalano una sigaretta la tirano fuori il più possibile dal pacchetto per evitare che tocchi le altre. Forse l’estremo gesto di rispetto, sarebbe evitare di fingere che tutti gli fossimo amici. Perché se Spillo, così come tutta la banda dei tossici senza nome, avesse avuto tutti questi amici, forse non sarebbe diventato quello che è stato. O forse lo sarebbe diventato comunque. Ciao Mauro, anzi no… ciao Spillo.

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