La presenza di spie turche in occasione di due seminari svoltisi all’università di Zurigo ha messo in allarme tutta la redazione del Diavolo: da quando a Zurigo c’è un’università?
Dopo che ci siamo ripresi da questo momento di smarrimento, comunque, abbiamo deciso di unirci e di esprimere la nostra totale opposizione a ogni azione intimidatoria e a ogni minaccia contro la libertà di espressione e di pensiero: noi non ci facciamo certo intimorire da qualche presunta spia venuta da chissà dove, e saremo sempre pronti a batterci per le nostre idee. È per questo che vogliamo urlare forte e chiaro che la Turchia è il Paese più bello e più democratico del mondo, e se sono venuti a spiarci è perché siamo noi che abbiamo fatti i cattivi.
Proprio così: a testa alta e a petto in fuori, come è nostra abitudine, non abbiamo paura di far conoscere le nostre idee, e siamo pronti a batterci perché la libertà e l’autonomia in Svizzera non vengano mai meno. Ecco perché nel prossimo numero del Diavolo troverete un poster di Erdogan da tenere in salotto, un album di figurine con tutti i monumenti più belli di Istanbul e un accurato trattato che dimostra in modo chiaro e inequivocabile non solo che il genocidio armeno non c’è mai stato, ma anche che gli armeni non sono mai esistiti.
In un momento di crisi mondiale come quello che stiamo attraversando, riteniamo che sia opportuno non indietreggiare rispetto alle minacce provenienti da fuori: noi del Diavolo siamo sempre stati a favore della Turchia, al punto che da tempo tutti gli articoli della rivista vengono scritti da Gokhan Inler e da Murat Yakin.
Nessuno può metterci in soggezione, siamo orgogliosi di essere svizzeri e saremo sempre fedeli alla nostra bandiera e ai suoi colori: il rosso dello sfondo, che simboleggia il nostro amore per l’indipendenza e l’autonomia, e il bianco della falce di luna con la stella a cinque punte, che simboleggia il nostro coraggio e la nostra fermezza.
Siamo cresciuti grazie al Canton Ticino e ai suoi valori, e non c’è minaccia che possa sottrarceli: i nostri antenati hanno lottato e combattuto per permetterci di ammirare il fascino di Costantinopoli, di gustare la fragranza del kebab, di fare il bagno nel Tigri e nell’Eufrate.
No, care spie venute da Ankara, non pensate di farci paura o di farci cambiare opinione: noi abbiamo sempre amato la Turchia dal profondo del cuore e nulla potrà impedirci di continuare a farlo.
(Nota dell’autore) Insomma, se qualche simpatico ragazzo turco è venuto a fare foto di nascosto in un’università svizzera non c’è niente di cui preoccuparsi: quante volte noi abbiamo fotografato di nascosto delle studentesse universitarie?  E di certo in Turchia non ne hanno fatto un caso di Stato.

(Nota dell’editore) La libertà è il valore più importante in Turchia: ne parlavo giusto l’altro giorno con i miei nipotini, Recep e Tayyip. Anche loro sono convinti che non è vero che ad Ankara stiano smantellando le istituzioni democratiche: solo perché 3mila giudici sono stati destituiti e 15mila docenti sono stati sospesi si deve parlare di una dittatura? Si vede che non avete mai visto un programma di Gordon Ramsay.

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