Un tempo le persone legate alla religione si battevano per preservare la domenica al riposo. In gioventù ho potuto vedere persone additate al pubblico ludibrio per lavoravano durante il settimo giorno. C’erano sì i contadini che dovevano fare il fieno e accudire al bestiame, ma per essi si parlava di uno statuto speciale varato col consenso della Chiesa. Il partito politico che si è sempre fatto paladino della difesa della tradizione cristiana è quello popolare democratico. Ora vedo che qualche crepa comincia a formarsi e allargarsi anche in questa torre. La deputata PPD di Lugano, al secolo Sara Beretta Piccoli, alla testa di un manipolo di crociati, ha presentato un’interpellanza per fare in modo che durante le festività pasquali siano aperti i negozi della città sul Ceresio. Bisogna far risorgere il commercio, indubbiamente il periodo migliore non può essere che quello pasquale?

Che la coerenza non abiti in via Monte Boglia è una certezza. Alcuni giorni fa si è sentito di un summit delle teste pensanti di questo movimento. Bisognava trovare altri rami da tagliare per diminuire le uscite del nostro cantone. Tra le misure che sono state partorite e poi presentate in forma orale figura quella di decurtare i fondi al centro di dialettologia. Ma non è mica un certo Nicholas Marioli, uno “fiero di essere ticinese e di parlare il dialetto” proponendo corsi facoltativi di dialetto alle scuole elementari di Lugano perché preoccupato della crisi del vernacolo nostrano? Come al solito il “piccolo villaggio gallico” di Zali vuole rimanere l’unico baluardo alla difesa della lingua dei “noss vècc”!

Il ballottaggio finale per la nomina del presidente francese ha avuto anche alcuni risvolti gastronomici, poco francesi e più italiani. Di questo si sono accorti, consciamente, di sicuro coloro che giocano con le parole, mentre a livello inconscio non ci è dato di sapere. In ogni caso la scelta verteva su due tipi di pasta: Macaron oppure Le Penne.

Alcuni giorni fa, su un viadotto tra due delle quattro gallerie autostradali che stanno tra Faido e Rodi, un autocarro ha investito il rimorchio una vettura ferma nella corsia di soccorso. Probabilmente all’evento ha contribuito in buona parte la presenza della nebbia. Sul rimorchio in questione, due signori di una certa età avevano caricato il loro piccolo natante. L’urto con il muso del camion ha avuto come conseguenza il ribaltamento del rimorchio, con il suo carico, oltre il guard-rail, facendolo precipitare nella selva sottostante. E così si è avverato il detto: stare come una barca in un bosco.

Dopo il servizio di Patti chiari, nel quale abbiamo potuto vedere come lavora o lavorava un’azienda nostrana e come funziona un’analoga struttura nella Svizzera Interna, si sono scatenate parecchie discussioni. Questa evoluzione successiva della vicenda indubbiamente non è un fatto particolarmente spiazzante. Spiazzante invece mi sembra la questione sorta attorno ai controlli riguardanti l’igiene, sia quelli esperiti dalle istanze cantonali, sia quelli effettuati dai grossi acquirenti. L’azienda in questione riceveva il preavviso dell’arrivo di coloro che dovevano certificare che le misure stabilite per essere attivi sul mercato dovessero essere ottemperate. Dobbiamo meravigliarci se la prassi è questa? Mica tanto, cari granconsiglieri che avete votato di mettere i cartelli che annunciano la presenza di un radar mobile!

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