Che bella cosa il dna. Se tralasciamo quella pancia da birra, presa da mio padre, che mi fa vivere perennemente il sesto mese di gravidanza, la memoria genetica è decisamente una delle cose più belle di cui io abbia contezza. Come dicevano i filosofi, ci fa vedere lontano come nani sulle spalle dei giganti. Di generazione in generazione il nostro corpo, e con lui il cerebro, si affinano per affrontare le sfide si ogni giorno.

Pensate alla partita di calcio dello scorso weekend. A Losone s’è riscritto tutto Darwin in un pomeriggio. Riassumiamo: il capitano del Losone fa un’entrata di quelle un po’ così, l’arbitro (che ha un anno meno di lui) gli mostra il rosso. Il giocatore pensa bene di tirargli un fico. E fin qui, non facciamo i santarelli, s’è già vista. Ma ecco che l’indomito regista della vita invoglia a un cambio dei protagonisti. Tre due uno, e come fossimo su un ring di wrestling, arbitro e giocatore lasciano la scena ai rispettivi padri. Uno scontro primaverile tra allievi A si trasforma ben presto nella sfida per il titolo dei veterani mediomassimi. Il padre dell’arbitro si scazzotta con il padre del capitano.

Roba che ha lasciato sbigottiti tutti. La Federazione Calcio (che ha sospeso i campionati), il panchinaro centrale portalimoni e le bandierine del corner. Ma anche i facinorosi sugli spalti sono rimasti un po’ così. Sbaccaliti a interrogarsi sui sillogismi: se anche il padre dell’arbitro è cornuto, sarà davvero suo padre?

Cataclisma sui social, i commentatori di colpo non sapevano più contro chi scatenarsi… contro l’arbitro? Contro i giocatori? Contro Bello Figo? Contro i nazisti? O contro la Bosia Mirra? Perché sì: lo scorso weekend, l’avete letto poco fa, era anche quello di Bello Figo. E ancora una volta il nostro fil rouge intergenerazionale si intreccia: perché  salta fuori che il piè veloce che ha pensato bene di appiccicare minacce e svastiche per Lugano, attento a dare il profilo buono alle telecamere, ha pensato altrettanto bene di essere il figlio di un granconsigliere.

Di grazia, non facciamogliene una colpa, le colpe dei figli non ricadranno mica sui padri. Ma c’è da capire: il nostro politico (che a scanso di equivoci non è leghista, anche se conoscendolo pare strano) farà come i padri di cui sopra? O lo sganasone lo smollerà a cotanto figlio che quando scrive una X gli pare disadorna? Poco ma sicuro, lo scopriremo presto.

In che cacchio mondo siamo finiti? Io una risposta non ce l’ho, ma mi faccio aiutare da un amico. Il coordinatore della Lega di Massagno, un dj prestato alla politica che la questione l’ha chiusa così: “Se gli arbitri ogni tanto ammettessero di aver sbagliato, forse cette (sic) cose non succederebbero”. Perché sì, in fondo, la soluzione è sempre quella: “E la Bosia Mirra?”

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